Articolo scritto da Marini Domenica

 

Serva di Dio

Angela Iacobellis

16 ottobre 1948 27 marzo 1961

La primavera spalanca le porte di tutte le Chiese affinché tante piccole anime vivano l' indimenticabile momento nel quale il cuore si schiude come un tenero fiore per ricevere per la prima volta Gesù. Angela visse la sua preparazione a quest'evento così speciale nella vita dei cristiani in modo semplicemente esemplare. Fu, infatti, con grande impegno e serietà che ella si preparò alla 1° Comunione ed alla S. Cresima che, all' epoca dei fatti, si riceveva il medesimo giorno. Per molti mesi, come la sua biografia narra, Angela tempestava tutti i parenti di domande a bruciapelo inerenti alla Catechesi, di cui aveva acquisito piena cognizione, per testare il loro grado di conoscenza in merito. Sovente, era felicissima di fare fioretti, offerti a Gesù e allo Spirito Santo, come mangiare pietanze che non erano di suo gusto, cedere il posto a persone anziane nonostante fosse stanca e tanti altri piccoli sacrifici che non mancava di annotare su un quaderno. Amava ascoltare la vita dei Santi e, quando la zia accusava cenni di stanchezza nel leggere, ella l'abbracciava e cercava di convincerla a continuare. Una delle sue narrazioni preferite riguardava la caduta e la cacciata degli angeli ribelli dal Paradiso e si infervorava nell' udire le parole dell' Arcangelo Michele, di cui fu devota per tutta la sua breve ma spiritualmente intensa vita : "Chi è come Dio?", parole che desiderava venissero ripetute in modo altisonante ed autorevole. Altro racconto da lei preferito era quello riguardante una bimba che, volendo sembrare più grande per poter ricevere la Comunione, si ruppe i dentini, ancora di latte, con un sasso aguzzo, per commuovere il parroco, riuscendo in pieno nell' intento. Angela ricevette la 1° Comunione il 29 giugno 1955 a Napoli, nella Chiesa Abbaziale Parrocchiale di S. Gennaro all' Olmo, trasferita nella Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo sita in via S. Biagio dei Librai, dal parroco Abbate Mons. Luigi Scarpelli e la S. Cresima da Mons. Gaetano De Cicco. Unico suo interesse, quel dì, fu per il suo amato Gesù e per lo Spirito Santo : l' abito e la festa rappresentavano per lei fattori secondari di minima importanza, tant' è vero che la scelta fu operata dalla famiglia senza che ella esponesse alcun pensiero od opposizioni al riguardo, la qual cosa dovrebbe costituire spunto di riflessione per tutti coloro che, il giorno della 1° Comunione dei figli, danno maggior risalto alla parte mondana dell' avvenimento anziché alla parte spirituale, preoccupandosi, più che dell' importanza dell' incontro dei propri figli con Cristo, della festa e di quel che segue. Quel giorno incise nell' anima di Angela il nome di "Cristo" a caratteri cubitali, operando in lei una forte e continua crescita spirituale, che comunque aveva solide radici. Tutte le domeniche e le feste dell' anno non disertò mai la S. Messa e, quando la madre la svegliava nelle primissime ore del mattino affinché si recasse in Chiesa, ella era fulmineamente pronta ad alzarsi, nonostante fosse legittimo, nei giorni di festa, trattenersi un po' in più a letto. Durante le passeggiate, passando dinanzi a una Chiesa, chiedeva di entrarvi per pregare. In estate, era spesso ospite delle Clarisse del Convento di S. Chiara, che la seguirono spiritualmente per tutti i suoi dodici anni. In particolare, amava prestare attenzione, senza stancarsi, ai sermoni spirituali di Madre Imelda, la quale chiese alla piccola di scrivere per lei alcune giaculatorie che a quest' ultima piaceva recitare. Quando qualcuno in Chiesa storpiava le preghiere in latino o non dimostrava raccoglimento, ella si rammaricava, ritenendo tali comportamenti offensivi per Cristo. La sera, nessuno poteva andare a letto se prima non si recitava il Rosario e, ogni volta che udiva una campana suonare, soleva dire." Ogni ora che suona, rivolta a Maria, dirò: Mamma mia, aiutami tu !" . Se poi le capitava di udire una bestemmia, profondamente addolorata come se lei stessa fosse stata colpita, supplicava chi le era accanto di recitare subito, insieme a lei, un "Salve Regina" di riparazione. Naturalmente, tanto fervore nella preghiera non poteva che tramutarsi in atti di carità cristiana verso il prossimo. Agli occhi della fanciulla, infatti, le sofferenze del prossimo apparivano come se fossero le proprie, in particolare se si trattava di bambini come lei. Donava i propri giocattoli ai bimbi poveri, così come supplicò la madre di donare gli orecchini che le avevano regalato il giorno del Battesimo e, durante il periodo di permanenza a Roma, sentendo nel Monastero di Suore Cappuccine nei pressi di S. Paolo, da lei frequentato, un Missionario parlare della possibilità di adottare moretti, corse immediatamente a casa, prelevò i suoi risparmi dal salvadanaio, chiese un piccolo prestito alla madre per raggiungere la somma necessaria allo scopo e, il giorno successivo, portò il denaro per adottarne due , ai quali diede i nomi di Angela e Giovanni. Ritengo sia superfluo sottolineare quanto sia singolare l' atteggiamento della fanciulla rispetto a tanti suoi coetanei di tutti i tempi, ma anche rispetto a tanti adulti. Il modello di vita che Angela Iacobellis ci offre è impeccabile e importante per il nostro cammino, come quello che tanti uomini e donne, che la Chiesa ha poi portato agli onori dell' altare, ci donano da sempre. Ci inoltreremo ancora nella storia di Angela, per approfondire la sua conoscenza, così come merita una grande amica di Cristo e di tutti noi, nella certezza che, alla fine, la fanciulla avrà acquisito tanti altri amici che la guardano con stima ed affetto, pienamente da lei ricambiati.

 
 

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