Articolo scritto da Marini Domenica

 

Serva di Dio

Angela Iacobellis

16 ottobre 1948 27 marzo 1961

Nel precedente articolo abbiamo visto come, dopo la 1° Comunione, la fede di Angela sia divenuta un fiume impetuoso di carità che andava a gettarsi sul prossimo. La sua bontà, accompagnata da una certa vivacità di carattere, l' aiutavano a vedere sempre il lato migliore delle cose. Ciò le permetteva di consolare le altrui tristezze e spesso era proprio lei a dare forza agli adulti che, al contrario, si lasciavano facilmente prendere dal pessimismo. A testimonianza di quanto asserito, possiamo citare un episodio del 31 dicembre 1956. Angela si trovava a Roma con la famiglia che, non avendo conoscenze in città, sentiva molto la solitudine. Per animare la serata, la fanciulla trovò un piccolo stratagemma: fece andare tutti a letto presto e, a loro insaputa, sistemò sui comodini bicchierini di vermouth e pasticcini; ai primi spari che annunciavano l'anno nuovo, svegliò tutti e, saltando da un letto all' altro, fece brindisi augurali distribuendo i pasticcini, felice come se quella fosse la festa più bella che mai fosse stata fatta al mondo. Restano, inoltre, a testimonianza del suo carattere gioioso, i numerosi disegni che occupavano il suo tempo libero, molti dei quali caricature dei propri parenti, sui quali era solita firmarsi piccola "Topo Gigia", dal famoso topo che ella amava tantissimo. Il suo saper sorridere non contrastava affatto con la sua profonda spiritualità, a tratti intrisa di matura severità. Durante le vacanze, la famiglia era spesso ospite ad Assisi, presso il convento di S. Chiara e, col passar del tempo, Angela divenne abile nell' illustrare ai visitatori storia e reliquie di S. Francesco e di S. Chiara, custodite nella Basilica della Santa. Ciò l' aiutava a rimanere il più a lungo possibile nella Chiesa, permettendole di sostare accanto al Tabernacolo, cosa per la quale rinunciava ai giochi e al riposo pomeridiano. I turisti, accettavano di buon grado la compagnia della bambina, tant' è vero che si dimostravano più generosi con lei nell' elargire mance che con le suore e ciò la rendeva felice, poiché nel dopoguerra le suore erano molto povere ed avevano bisogno di molta generosità. Ben presto le fu dato, dalle Clarisse, l' appellativo di "piccola cicerona di S. Chiara". In seguito, Angela dimostrò di essere all' altezza del compito, non solo perché era in grado di dare delucidazioni ai visitatori, oltretutto anche in francese e spagnolo, avendo imparato alla perfezione le parole udite per tanto tempo dalle suore, ma soprattutto perché dimostrò di riuscire, pur essendo piccola d'età, a far rispettare il luogo come neanche le suore riuscivano a fare. Nel 1956, un giorno che il Santuario era eccessivamente affollato, molte signore vestite sconvenientemente varcavano la soglia di quest' ultimo, noncuranti della mancanza di rispetto che usavano nei confronti della casa del Signore. Le suore, in lacrime, tentavano di mandarle via, senza però ottenere alcun successo. Angela, avendo osservato tutto ciò, decise di intervenire. Si fermò dinanzi alla prima porta del Santuario per accogliere un pulmann appena arrivato. Cominciò a raccomandare, alle signore che entravano, di coprirsi bene e molte, pur se controvoglia, obbedirono. Una donna finse di non sentire e cercò di entrare ugualmente ma la bambina le sbarrò il passo e le disse: "Ho detto che bisogna coprirsi, lei più delle altre!" . La signora, indispettita, tirò fuori dalla borsa un velo trasparente, ma Angela le disse che non serviva a nulla. La donna, allora le fece notare che anche lei era scoperta, ma Angela non si lasciò intimidire e le rispose. "Io ho solo le braccine scoperte perché sono ancora una bambina, ma quando sarò grande come te, verrò a farti vedere come sarò vestita: lasciami il tuo indirizzo. Poi, ecco qua il mio golfetto, che metto quando vado dentro!". Avendo assistito alla scenetta, uno dei presenti consigliò al marito della donna di attendere entrambi nel pulmann il ritorno dei compagni di viaggio. L' episodio fu pubblicato sulla "Rivista Internazionale di S. Chiara d' Assisi", per volere delle suore. Il suo coraggio nel difendere il buon costume ed il rispetto per il luogo sacro, accompagnati dall' intelligenza e dalla sincerità tipiche del suo carattere, la resero ancor più cara alle suore che, dopo la sua dipartita, la piangeranno a lungo, così come tutti coloro che ebbero la fortuna ed il piacere di conoscerla. Anche a scuola era molto amata da professori e compagne, sia per la sua bravura nello studio che per la generosità con la quale la metteva a disposizione delle compagne meno dotate, che aiutava a fare i compiti a scapito dei divertimenti e delle passeggiate pomeridiane con la mamma. Molti sono gli episodi in grado di illustrare la bellezza morale e la maturità di pensiero di Angela, come ci dimostrerà in seguito persino il suo eroico e cristiano modo di affrontare la lunga e straziante malattia : un' eccezionale testimonianza di una fanciulla che, nonostante la sua tenera età ha saputo ben vivere e ben morire, encomiabile paladina di Cristo.

 
 

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