Articolo scritto da Marini Domenica

 

Serva di Dio

Angela Iacobellis

16 ottobre 1948 27 marzo 1961

Nel periodo che seguì l' insediamento della famiglia Iacobellis nella nuova casa, le condizioni di salute di Angela apparivano migliorate, tanto da dare ad ella la certezza di esser stata guarita e ai familiari la speranza che fosse così. La fanciulla sprizzava felicità da tutti i pori e sgridava sempre i parenti della loro perplessità circa l' avvenuta guarigione. Nel luglio del 1960 e, precisamente, dal 10 al 16 luglio, Angela, accompagnata dalla madre e dalle zie, partì per un pellegrinaggio a Lourdes, pellegrinaggio volto ad essere, dal suo punto di vista, più un ringraziamento che una richiesta di grazia. Fu proprio durante il viaggio, invece, che alla cara bambina fu insinuato, per la prima volta, il sospetto che la malattia da cui era affetta non fosse una semplice anemia. Durante il viaggio, infatti, entrò nel compartimento nel quale ella viaggiava un religioso, il quale chiese ai presenti di mostrargli le bambine affette da leucemia. Angela, che aveva conoscenze mediche in proposito, rimase sgomenta da quella domanda e, quando egli andò via, rimproverò la zia perché non aveva chiarito che lei non era leucemica. Alla zia occorse del tempo per riuscire a convincerla che si trattava di un grosso equivoco e farle riacquistare la sua indole serena e gioiosa. Il pellegrinaggio fu, per Angela, la conferma del suo fervore di fede e di preghiera. Ella volle persino affrontare il bagno nella piscina d' acqua miracolosa, nonostante quest'ultima fosse ghiacciata. Al ritorno a casa, si ripresentò per lei la consueta routine di analisi che, però, continuavano a risultare positive, tanto da indurre il medico a sottoporre la piccola paziente ad un' ulteriore puntura sternale, per avere conferma di un errore nella precedente diagnosi o di un miracolo. Ma, contrariamente a quanto ci si augurava, il risultato confermò il riformarsi del male. Si decise, ancora una volta, di mentire ad Angela ed alla madre, dichiarando l' esito dell' accertamento abbastanza soddisfacente e ben promettente una prossima guarigione completa. Poi, si decise di portarla da un professore di Roma, dove rimasero per tre giorni. Ancora una volta, la fanciulla fu sottoposta al supplizio della sternale ma, in compenso, quei giorni per lei furono lieti, poiché poteva finalmente rivedere la sua amata città natale. Accarezzava con trasporto i putti delle fontane; entrava in tutte le Chiese che incontrava sul suo cammino soffermandosi, in S. Pietro, a pregare sulla tomba del Papa Pio XII che ella amava tanto; girava per negozi e botteghe, principalmente d' arte. Angela possedeva una passione innata per l' arte ed era abilissima nel riconoscere lo stile di un oggetto e la sua autenticità. L' esito della sternale, purtroppo, calò uno scuro velo su quella breve parentesi di spensieratezza: anche stavolta vi fu la conferma della leucemia. Lasciando la città, la fanciulla diede il suo inconsapevole addio a Roma. Tornati a Napoli, fu deciso di mandarla per qualche giorno nella villa di una prozia, sui monti del salernitano. Con la sua tipica vivacità, lì Angela animava la compagnia, divertendosi ad ideare scherzi di ogni tipo. Durante le ore di preghiera, rivelò un ulteriore aspetto della sua fede : contraria agli eccessi ed alla teatralità, pregava con animo simile a quello dei primi cristiani, non dava spettacolo di sé e si confidava soltanto con chi amava e condivideva i suoi pensieri. Ma, durante il soggiorno, la fanciulla si aggravò e la famiglia fu costretta a ricondurla d' urgenza a Napoli e ricoverarla in ospedale. Durante il viaggio di ritorno, la bambina volle a tutti costi fermarsi al Santuario di Pompei ed inginocchiarsi dinanzi alla Madonna, nonostante la febbre a 39,5. Nel periodo di permanenza in ospedale, Angela acquistò la consapevolezza della gravità del suo male e, nel suo doloroso calvario, solo la S. Comunione le dava gioia e serenità. Non appena fu in grado di muoversi, fu organizzato un pellegrinaggio da Padre Pio da Pietralcina. Partecipare alla S. Messa celebrata da quest'ultimo o farsi da lui confessare, risultava impresa alquanto ardua, data la quantità di gente che si accalcava in quel luogo già in quei tempi. Occorse tutta la buona volontà di uno zio, che dalle 22 della sera precedente fece la fila dinanzi alla Chiesa per prendere posto vicino alla balaustra dell' altare, nonché l' opera di persuasione operata ad una signora di Foggia a cedere il proprio posto ad Angela per consentirle di confessarsi con Padre Pio. La fanciulla aveva preparato un promemoria, ritrovato poi nella sua borsetta, elencante tutte le sue speranze e le sue promesse da confidare al Santo frate. Quest' ultimo, dopo aver ascoltato Angela, le rispose di non scoraggiarsi, di pregare e di avere fiducia nel Signore, ma che occorreva fare la Sua Volontà. In una lettera inviata alla morte della fanciulla ai genitori, Padre Pio confiderà a questi ultimi di aver presagito la morte dalla piccola ma, ovviamente, non avrebbe potuto confessarlo né all' interessata, né alla famiglia. Da allora, Angela prese l' abitudine di scrivere al religioso ogni dieci giorni, iniziando così una fitta corrispondenza nella quale ella, di carattere restìo ad aprire l' animo a persone non intime, fece eccezione per la stima e fiducia che aveva riposto in lui. Fu così che Padre Pio divenne suo Padre Spirituale e fu così che si aggiunse, dunque, nella vita spirituale di Angela, un' importante tassello che l' avrebbe preparata al congiungimento finale con il Signore.

 
 

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