Articolo scritto da Marini Domenica

 

Serva di Dio

Angela Iacobellis

16 ottobre 1948 27 marzo 1961

Nel mese di ottobre del 1960, con la riapertura delle scuole, Angela riprese con vivo entusiasmo gli studi, ansiosa di apprendere nuove nozioni. Si dilettava ad imparare, vivendo lo studio come un modo di conoscere il mondo, una forma di arricchimento personale piuttosto che un' imposizione, un dovere necessario ma non amato come molti studenti considerano. In occasione del suo ritorno a scuola, donò una sua medaglietta d'oro, completa di catenina, ad una Madonna posta in un' edicola di fronte all' edificio scolastico, corredando il regalo di una letterina ricca d' amore per la Mamma Celeste. La mattina, correva per casa, manifestando apertamente la gioia di rivedere i professori e le amichette: era un ritorno alla vita che, purtroppo, durò soltanto dieci giorni. Un pomeriggio tornò a casa con un fazzoletto inzuppato di sangue, fuoriuscito dal naso. La fanciulla si rendeva conto dell' importanza di quei sintomi, ma cercava di sminuirli per non arrecare preoccupazione alla madre, che continuava a rimanere ignara del male che affliggeva la figlia. Con quell' episodio iniziò per Angioletta un altro periodo di dura prova : ricominciarono le cure di cortisone e, con esse, la progressiva trasformazione del suo corpo, che si ingrossava. Ciò le procurava disagio dinanzi agli sguardi estranei tanto da indurla ad evitare le tanto amate passeggiate. Arrivò, intanto, il giorno del suo dodicesimo compleanno ed ella, con la sua consueta gioia, preparò la torta, ancor più felice del risultato, poiché qualunque gesto, anche il più piccolo, fatto con amore ed impegno, non può che apportare soddisfazione ! Ma, l' improvviso arrivo di un telegramma che annunciava l' arrivo di due parenti in viaggio di nozze turbò il clima di letizia che si era creato : la festeggiata non voleva subire gli sguardi indiscreti di quegli inattesi ospiti e, contrariata, scoppiò a piangere. A salvare la situazione intervenne una zia che, comprendendo il suo stato d' animo, afferrò torta e bambina e se le portò a casa sua. Quella sera, Angela spense le candeline con un sol soffio, l' ultimo della sua vita. Il giorno dei morti, Angela rimase a casa con un cuginetto e, seguendo l' innata passione per il disegno, abbozzò un autoritratto del bambino, completandolo con una singolare dedica, dal sapore d' addio: "Caro Franceschino, ti voglio tanto bene!. Stai sempre bene in salute e fai il buono con mamma e papà, capito? Ciao! Addio Sciuscià. La tua affezionatissima Sciuscioletta". Prima che finisse novembre fu sottoposta ad un ennesimo controllo e, nel salire sul lettino per la visita, la zia notò una smorfia di dolore sul suo angelico visino attribuendola, però, ad una certa diffidenza che la bambina manifestava per i medici, non per scarsa fiducia, bensì per la forte convinzione di un miracolo. Ella, infatti, sperava sempre che Gesù le dicesse: "Alzati e cammina, sei guarita!". Dalla visita non risultò che stesse male ma, quando la zia, accompagnatola a casa, stava per congedarsi, Angela la fermò e, scoppiando a piangere, le rivelò di avere un fortissimo dolore alla schiena che, aveva nascosto al dottore nella speranza che passasse subito e per non allarmare la madre. Quante volte, questa tenera fanciulla appena dodicenne, aveva già mascherato le proprie sofferenze, per amore della madre? E', questo, un concetto molto adulto che spesso, però, gli adulti stessi non riescono a maturare, ma che è molto vicino alla Passione di Cristo. Ricominciarono, così, trasfusioni e punture d' ogni genere, che martoriavano il suo giovane corpo trasformandolo. In questo periodo, la fanciulla era costretta a letto e, per confessarla e darle la Comunione, veniva un monsignore, amico di famiglia. In tali occasioni, Angela tentava di scendere dal letto ed inginocchiarsi ma, purtroppo, non le era possibile e lei soffriva molto per questo. Il monsignore, sotto sua richiesta, le regalò una Bibbia ed ella, felicissima di aver realizzato un suo vecchio sogno, ne leggeva ogni giorno un brano, commentandolo poi con i suoi visitatori e coinvolgendoli nelle antiche storie che finivano per appassionarli. Il Natale segnò l' inizio della fine: una violenta emorragia che sembrava inarrestabile, portò i parenti a corse spasmodiche alla ricerca di sangue per la bambina. Un gelido vento di mestizia spazzò la gioconda aria del Natale da casa Iacobellis : il fornello rimase spento, la tavola imbandita sì ma da medicine, gli abitini nuovi di Angela appesi sulla stampella, il presepe che le sue manine avevano preparato, come ogni anno, con cura e devozione, accantonato in un angolo. Eppure ella, dal suo lettino, continuava a rasserenare i parenti, scrivendo persino un bigliettino d' auguri con la sua inseparabile matita, l' unica cosa che era ormai in grado di reggere senza sofferenza. Talvolta le si serravano i denti e non riusciva ad aprire bocca ma, appena era in grado, recitava giaculatorie a Gesù e a Maria. I parenti cercavano ancora la grazia ma Angela si era ormai arresa alla volontà di Dio, nella certezza che i Suoi miracoli non possono avvenire se entrano in contraddizione con il nostro bene. Iniziò, quindi, a staccarsi gradualmente da ogni cosa, preparandosi al distacco finale da questo mondo ed al suo imminente congiungimento con Dio.

 
 

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