Articolo scritto da Marini Domenica

 

Serva di Dio

Angela Iacobellis

16 ottobre 1948 27 marzo 1961

Nonostante le pesanti sofferenze fisiche che ormai tormentavano Angela, la fanciulla, nei momenti meno dolorosi, riusciva ad essere allegra e cordiale con tutti. Amava leggere e guardare la Tv, ma con un' accortenza: tutto ciò che riteneva inadatto alle sue dodici primavere, veniva automaticamente da lei scartato. I suoi personaggi preferiti erano il presentatore Mario Riva, che ammirava per la sua umanità e bontà e Topo Gigio, che amava disegnare e che le dava la possibilità di scherzare con parenti ed amici, attraverso disegnini e caricature nelle quali erano solita firmarsi "Topolina Gigia". Quel che è da notare, infatti, è che l' eroicità della vita di Angela è quella di una fanciulla normalissima, ma che ha saputo distinguersi attraverso il suo immenso amore per Cristo, che ne ha fatto una bambina davvero "speciale" per l' alto grado di spiritualità raggiunto in così pochi anni di vita. Angela è un modello che tutti possono imitare, molto vicino dunque alla realtà di tutti noi, quella fatta anche di piccoli e semplici gesti d' amore vissuti nel quotidiano, che ci guidano verso Dio. Spesso, a contatto con la sofferenza, il dolore ci porta ad accusare il Signore ingiustamente dei nostri mali : ci si sente abbandonati da tutto e da tutti, eppure sono proprio quei momenti nei quali la fede dovrebbe essere più intensa! Angela non ha mai accusato il Signore dei suoi mali, ma si è semplicemente affidata al suo aiuto, accettando comunque la Sua Divina Volontà. Forse ella, negli ultimi momenti, presagiva il suo destino, poiché approfondiva letture che trattavano dell' aldilà perché, a suo parere, bisognava prepararsi bene per l' altra vita e, quando qualcuno parlava di progetti per il futuro, ella, evidentemente turbata, tirava le coperte sul viso per dormire, come per evitare di ascoltare. Per il resto, si sforzava di essere comunque quella di sempre, non tralasciando le sue attività preferite. Rinnovò persino il guardaroba delle sue bambole del cuore, alle quali aveva dato i nomi di : Susi, Pilù, Pel di carota, Sayonara, Bundi e Fiordistella, alternando i giochi al ricamo, attraverso il quale confezionava graziosi centrini che regalava alle zie che le facevano compagnia. Nel periodo della malattia, la già forte sensibilità di Angela si era acuita e ciò la rendeva particolarmente dispiaciuta quando si accorgeva che qualcuno doveva sacrificarsi per lei. Così, quando spesso la febbre, durante la notte, la divorava, la bambina si sforzava di prendere da sola i farmaci prescritti dai medici, evitando di svegliare i parenti e, sentendo talvolta la mamma lamentarsi per l' elevato costo di questi ultimi, non esitava a prelevare i suoi risparmi dal salvadanaio e a darli alla madre per comprare quelle medicine di cui aveva bisogno. La recita del Rosario era per lei una necessità quotidiana e, quando le preghiere erano recitate come una monotona cantilena, ella si corrucciava, invitando tutti a pregare con gioia e fervore e non come se si stessero recitando delle onoranze funebri! Il papà di Angela, intanto, passava dal lungo lavoro notturno di capotreno alle corse a Napoli per i medicinali, medici e sangue e ai pellegrinaggi e, se chiedeva alla figlia cosa voleva le portasse, ella rispondeva che un giornalino da cento lire era più che sufficiente. Angela non voleva sentir criticare il prossimo e, se si facevano commenti un po' accesi su qualcuno in sua presenza, la fanciulla ammoniva a non giudicare, perché forse coloro che venivano criticati erano migliori di chi li criticava. Se poi qualcuno aveva qualche problema, Angela soleva dare conforto dicendo : "Se avete qualche cruccio, se c'è qualcosa che non va, ditelo a me, perché ci penso io col Signore ad appianarvi la strada. Vedrete che anche i leoncini diventano agnelli!". Le sofferenze aumentavano di giorno in giorno e lei continuava ad essere sé stessa in tutte le sue manifestazioni. Il suo rammarico era quello di dover fare cose, a causa della sua malattia, per lei impensabili, , come il dover fare la Comunione a letto e il dover mangiare carne di venerdì. Ella cercava di ribellarsi a tutto ciò e piangeva intensamente quando la si obbligava a farlo. Poi, improvvisamente, il suo dolce e gioviale carattere subì una trasformazione. Progressivamente, cominciò a disinteressarsi di tutto quello che più amava o che la circondava. Gli oggetti a cui un tempo teneva non la interessavano più, né le importavano più cose come, ad esempio, il nastro intonato al vestito, che la zia era solita accoppiare durante la toeletta. Persino le gesta del suo amato Topo Gigio non la divertivano più. Si voltava dalla parte del muro e fissava intensamente la Madonna del Rosario, estraniandosi dal mondo esterno al quale tornava solo per mettere le sue proverbiali paroline concilianti nelle dispute tra familiari. Ormai non le restava molto da vivere ed era come se ella se ne fosse resa conto, preparandosi già al suo futuro che non era su questa terra.

 
 

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