| Mentre per Angela avveniva
il progressivo distacco dal mondo, il padre continuava a fare pellegrinaggi.
L'ultimo, prima della dipartita della figlia, lo portò nuovamente
da Padre Pio il quale, pur avendo intuito l'imminente morte della fanciulla,
come egli stesso rivelerà in seguito, lo esortò solamente
a pregare e ad avere fede. Certamente non avrebbe potuto rivelargli
una notizia che l'avrebbe sconvolto, con chissà quali conseguenze!
Intanto, al suo ritorno a Napoli, fu prospettata una nuova cura per
Angela, con un potente medicinale non ancora in vendita: il fibrinogeno.
L'intera famiglia si mobilitò per trovare il suddetto medicinale,
con nuove speranze. Ma la reazione della fanciulla alla cura fu disastrosa:
tremito convulso, brividi di freddo, il tutto accompagnato da febbre
alta. Anche in tale circostanza la bambina si dimostrò un vero
angelo: confortò i parenti tranquillizzandoli circa la natura
di quei sintomi, sdrammatizzando la reazione avuta. Nei giorni seguenti
ebbe bisogno di una trasfusione, l'ultima della sua giovane vita : 300
grammi di sangue che le fu donato dal fratello e dal cugino. Anche in
questo caso, ella fu la più forte e rideva dei due ragazzi che,
invece, erano alquanto spaventati dalla trasfusione. Ad ogni modo, Angela
aveva ormai compreso definitivamente di dover lasciare questo mondo
e, spesso, rimaneva in silenzio, assorta nei suoi pensieri rivolti al
Signore o concentrata nelle preghiere.
La domenica delle Palme fu la sua ultima domenica di vita. Ascoltò
la S. Messa trasmessa alla televisione, cercando con le mani la sua
corona. La zia le chiese cosa volesse per la Pasqua, ma ella rispose
di non spendere soldi, perché ella voleva soltanto il suo affetto.
Anche il padre ricevette la medesima risposta. Quando la sera la zia
si congedò da lei per tornare a casa Angela, fissandola intensamente,
la implorò di rimanere con lei quella notte ma ella, non rendendosi
conto della fine imminente della nipotina, se ne andò, promettendole
di rimanere con lei la sera successiva. La notte fu alquanto agitata:
la fanciulla soffrì intensamente con lo stomaco e chiese che
le si appoggiassero sul petto le reliquie di S. Teresa e S. Pio X .
Alle nove del mattino arrivò il dottore che le diagnosticò
un collasso cardiocircolatorio con occlusione intestinale : dichiarò
la piccola paziente grave, ma non in imminente pericolo di vita. Le
prescrisse dei medicinali e l'ossigeno per aiutarla a respirare. Ma,
appena il medico se ne andò, le condizioni di Angela si aggravarono:
la bambina ebbe una crisi respiratoria. Quando finalmente arrivò
l'ossigeno, che tra l'altro nessuno era capace di regolare, forse per
un difetto della chiusura, sicché di tanto in tanto si staccava
il tubo di gomma scoppiettando e provocando sussulti di spavento nella
piccola ammalata, ormai era troppo tardi. Qualcuno le sussurrava all'
orecchio frasi come:"Sacro Cuore di Gesù, confido in voi!"
; "Madre mia, fiducia mia!"; "Santa Teresa del Bambino
Gesù, tutti i mali di Angela portali via tu!". Lo sguardo
di Angela si soffermava su ognuno dei presenti, fino ad arrivare alla
madre piangente. Ad un tratto, si rizzò sui cuscini, gridando
tra le lacrime: "Aiutatemi, vi prego, aiutatemi. Gesù, non
ce la faccio più". Dilatò gli occhi e, fissando uno
sguardo prima stupito, poi estatico verso l'alto, rimise il suo spirito
nelle mani di Dio. Erano le dieci e venti del lunedì Santo. Un
angelo di dodici anni e cinque mesi andava ad adornare i giardini del
Signore. Grande fu il dolore per tutti coloro che avevano conosciuto
quella fanciulla sempre così dolce, così allegra ma anche
così matura. Ma la vita terrena di Angela si era conclusa per
aprire un capitolo più importante : non a caso, infatti il Signore
l' aveva chiamata a sé in così tenera età e presto
il mondo se ne sarebbe reso conto. Marini Domenica. |
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