Una cinquantatreenne di Napoli dichiara quanto :

ho conosciuto Angela Iacobellis undici anni fa e, da allora, ella è entrata a far parte della mia vita concretamente : a lei affido sempre le mie preghiere quotidiane al Signore, a lei chiedo consiglio nel momento del dubbio e aiuto nel momento dello sconforto. In tutti questi anni, ho potuto tangibilmente constatare come ella mi sia vicina e tanti sono stati gli aiuti da lei ricevuti nelle più svariate circostanze. Devo dunque molto al Signore per ciò che mi concede di volta in volta e ad Angela, inseparabile amica mia e della mia famiglia, i cui membri condividono con me l' affetto e la devozione per questa fiore del Paradiso che ci sostiene nel momento del bisogno e, con il suo esempio di vita, ci avvicina maggiormente a Cristo, rafforzando la nostra fede ed il nostro Credo. E' per questo che, con vivo entusiasmo, desidero testimoniare anch'io, a nome anche di tutta la famiglia che ha chiesto il suo aiuto nelle circostanze che sto per narrare, di quel che la fanciulla è riuscita ad ottenere per noi. Il 22 maggio 1999 mio fratello di professione guardia giurata, fu vittima di un incidente mortale: infatti, mentre era in servizio notturno, un' auto si schiantò ad alta velocità nella sua, incastrandolo in quest'ultima. Dopo diverso tempo che egli non comunicava via radio con i colleghi, questi ultimi, insospettitisi, si misero alla sua ricerca e finalmente, trovatolo, potè avere il necessario soccorso. Per estrarlo dalle lamiere, fu necessario l' intervento dei Vigili del fuoco: ciò che ne venne fuori di lui, lasciava poche speranze che sopravvivesse. Privo di conoscenza, fu trasportato al Policlinico di Milano, ove fu intubato perché non riusciva a respirare e, dagli esami clinici risultò che aveva riportato lesioni multiple tra le quali : petecchie nel cranio, fratture del bacino e del femore, contusione polmonare bilaterale con versamento pleurico ed ematoma al polmone sinistro, disallineamento dei globi oculari. Le condizioni erano dunque disperate . Non appena ci fu comunicata la tragica notizia, dopo una prima normalissima reazione di commozione, io e la mia famiglia pensammo subito partire per Milano; poi, ragionando con fede, ritenemmo che ancor prima di recarci da mio fratello fosse opportuno, da credenti, affidarci al Signore e così andammo nella Chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini, ove riposa il corpo di Angela, per ascoltare la S. Messa ed affidare alla nostra giovane amica le nostre disperate preghiere. Le chiedemmo con tutto il cuore che Salvatore sopravvivesse, sempre se ciò coincideva con la volontà di Dio. Durante la Messa, ricevemmo sul cellulare la notizia che egli era uscito dal coma: questa, per noi, era già una prima risposta alle nostre invocazioni d' aiuto. Parlando in seguito con la moglie, ella ci raccontò che, durante la veglia al marito che si trovava ancora in rianimazione, in un momento di involontario assopimento sognò Salvatore accanto alla tomba di Angela, sorridente ed in buone condizioni e ciò poco prima che egli uscisse dal coma. Nei giorni seguenti, gradualmente, a mio fratello fu tolto il respiratore, essendo in grado di respirare da solo, riprese a parlare e a ricordare : le petecchie, dunque, non avevano causato danni al cervello! Il 10 giugno fu trasferito all' Ospedale S. Raffaele per ricevere le opportune cure ortopediche relative al caso. Al Policlinico si era parlato di sottoporlo ad un intervento alle parti lese, ma al S. Raffaele ritennero che le fratture fossero curabili con trazione e fisioterapia. Il 14 giugno, dopo la rimozione della trazione, fu rimandato a casa, con prescrizione di cura di riabilitazione seguita da fisiatra dell' Ospedale Bassini. Nel mese di agosto, mio fratello venne a Napoli, per riunirsi a noi e, soprattutto per andare a far visita ad Angela, di cui è anch' egli devoto, in segno di ringraziamento dell' aiuto ricevuto. All' epoca, deambulava tramite sedia a rotelle e stampelle e, al suo rientro a Milano, doveva sottoporsi ad un ulteriore ricovero in ospedale poiché, prima di partire, era stato riscontrato che il liquido nei polmoni si era riformato e che vi era il sospetto di un' infezione. Quando si avvicinò alla tomba di Angela, egli avvertì un' innaturale freddezza all' altezza della spalla ove si trovava il polmone malato, come se l' avesse sfiorato un vento gelido. Rimase colpito da tale fenomeno e ne parlò con noi ma nessuno, ovviamente,era in grado di spiegare la cosa. Al suo ritorno a Milano si ricoverò ma, del liquido non vi era più traccia. Da allora, le sue condizioni di salute sono velocemente migliorate e, comunque, come gli stessi medici affermavano, con tutto quello che aveva subito il suo miglioramento era stato davvero rapido poiché, di solito, occorre molto più tempo. Eliminato anche il supporto delle stampelle, nel mese di febbraio dell' anno 2000 è stato dichiarato dai medici in grado di riprendere servizio e, attualmente, egli non presenta più alcuna difficoltà nei movimenti, tant'è vero che ha ripreso anche a guidare. La tragica vicenda, dunque, può ritenersi conclusa. Con immensa gratitudine ringraziamo Dio e la nostra cara amica Angela, alla quale abbiamo chiesto appoggio e ottenuto senza alcun dubbio da parte nostra.

 

Serva di Dio

Angela Iacobellis

16 ottobre 1948 27 marzo 1961

 
 

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